Mentre a Londra sta per accendersi il tripode olimpico e in Italia continua a trascinarsi stancamente il calciomercato destinato a passare alla storia come quello degli addii eccellenti al nostro campionato, sono arrivati i deferimenti del secondo troncone dell'inchiesta condotta da Stefano Palazzi, quelli che coinvolgono più direttamente la serie A.
44 i tesseratii rinviati a giudizio e 13 club chiamati a processo con Lecce e Grosseto particolarmente inguiati perché chiamati in causa per responsabilità diretta,e quindi con fortissimo rischio di retrocessione in Lega Pro.
Tra i calciatori particolarmente pesante la posizione del nazionale Leonardo Bonucci, deferito per illecito sportivo che rischia una squalifica minima di tre anni.
Ma a tenere banco è ovviamente soprattutto la vicenda di Antonio Conte deferito dal procuratore federale per due casi di omessa denuncia contestatigli nel periodo in cui era alla guida del Siena.
Paradossalmente il tecnico della Juventus campione d'Italia può chiudere con una certa soddisfazione il primo round con la giustizia sportiva.
Conte infatti è riuscito ad evitare il deferimento per illecito sportivo che comporta il rischio di una squalifica minima di tre anni.
Palazzi in pratica ha creduto solo in parte a Filippo Carobbio, il grande accusatore dell'allenatore juventino, sottolineando già nell'atto di deferimento l'innimicizia che il giocatore nutriva nei confronti del suo ex tecnico del Siena.
Con l'attuale imputazione Conte, se ritenuto colpevole, rischierebbe una squalifica da un anno a salire, ma soprattutto con l'imputazione di omessa denuncia si può far ricorso al patteggiamento, escluso in caso di accuse di illecito sportivo.
Patteggiando lo stop di Conte potrebbe ridursi ad appena quattro mesi.
Il legale dell'allenatore leccese Antonio De Rensis non ha ne escluso ne avallato questa scelta, sottolineando però che il patteggiamento nella giustizia sportiva va inteso in modo diverso da quello usato nella giustizia ordinaria, assai più garantista nei confronti dell'imputato.
L'avvocato De Rensis fa molto bene il suo lavoro ma onestamente non siamo d'accordo con questa affermazione.
Il patteggiamento è infatti sempre un' ammissione di colpa.
E' chiaro che patteggiare sarebbe la via più breve, meno rischiosa e più utile per la Juventus che ha più volte ribadito di voler mantenere in panchina Antonio Conte.
Ma è altrettanto vero che questa scelta lascerebbe un ombra pesante sulla carriera dell'allenatore leccese.
Conosco Conte da molti anni e sia da giocatore che da tecnico ho sempre avuto modo di apprezzare la sua straordinaria voglia di vincere.
Ho quindi sempre fatto molta fatica a considerare Antonio in qualche modo coinvolto nelle vicende tanto squallide emerse dalle inchieste di Bari e Cremona.
Per me Conte resta un professionista esemplare, al di là della presunzione d'innocenza che, fino alle sentenze definitive, va rispettata anche nella giustizia sportiva.
Inoltre in fase istruttoria, di fronte all' unico accusatore Carobbio, i legali del tecnico juventino hanno prodotto una trentina di testimonianze di giocatori e dirigenti favorevoli all'estreneità alle accuse dell'ex tecnico del Siena.
Per tutte queste ragioni resterei deluso se Antonio Conte scegliesse il patteggiamento.
Il processo sportivo davanti alla disciplinare e nei successivi gradi, è certamente una strada più lunga e rischiosa ma anche l'unica che credo possa imboccare l'uomo e l'allenatore che al primo anno sulla panchina bianconera è stato capace di riportare la Juventus al vertice del calcio italiano.
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