Di questo 4 a 0, il passivo più pesante mai inflitto in una finale di Europei e Mondiali alla squadra sconfitta, ci ricorderemo per qualche decina d'anni. Tuttavia la disfatta di Kiev contro una Spagna che si è confermata campione d'Europa centrando uno storico triplete, può essere una base solida su cui costruire il futuro della nostra Nazionale.
Lo stesso Prandelli ha ammesso di non aver avuto il coraggio di cambiare radicalmente la formazione inserendo forze fresche per gli stanchi eroi che avevano eliminato Germania e inghilterra.
Forse non sarebbe cambiato molto ma certo tre azzurri con batterie più cariche di Chiellini, Marchisio e Cassano avrebbero sicuramente consentito agli azzurri di vendere più cara la pelle contro gli scatenati spagnoli.
Invece è stata una corrida in cui noi abbiamo fatto la parte del toro.
La deludente finale non deve però inficiare il giudizio positivo sull'Europeo della nostra nazionale.
L'Italia vista in Polonia e Ucraina è migliore del calcio italiano.
Prandelli merita elogi per la coerenza mostrata nel cercare il risultato attraverso il gioco e nel sollecitare la FIGC a pretendere maggior rispetto, spazi e ruolo della Nazionale.
La fermezza con cui il presidente Abete si è pronunciato oggi a Cracovia nella conferenza stampa conclusiva, non facendo sconti alla Lega, lascia ben sperare per un futuro in cui l'obiettivo dovrà essere quello di accorciare sempre più le distanze dai campionissimi spagnoli.

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