giovedì 6 settembre 2012

Non fate partire Farina!

In attesa di vedere come comincerà il cammino dell'Italia di Prandelli verso il mondiale brasiliano nell'ostica trasferta di Sofia, l'inizio della stagione calcistica ha confermato le difficoltà di un movimento che continua a non riuscire a far sistema. 
In campo, tutto sommato, gli addii dei vari Ibra,T hiago Silva, Lavezzi, Maicon eccetera, non è che si siano notati tantissimo.
Il maggiore equilibrio e la buona qualità di impianti collaudati come quelli di Juventus, Napoli e Lazio oltre al gioco spumeggiante della Roma di Zeman, lasciano presagire un campionato comunque in grado di calamitare attenzione e passioni dei tifosi. 
E' il contorno tuttavia che continua ad essere preoccupante. Basterebbe pensare alla caduta di immagine patita domenica scorsa per il disastroso terreno di gioco del San Paolo o per la partita di Cagliari giocata a porte chiuse, per fotografare una situazione sempre più scadente.


La pessima vicenda del calcioscomesse, tutt'altro che conclusa con annesso corollario di polemiche, rischia di essere addirittura meno dannosa rispetto alle immagini diffuse in tutto il mondo di stadi fatiscenti, semi - deserti e con terreni di gioco più adatti al beach soccer che al calcio.
La mitica legge sugli stadi, dopo essere stata approvata lo scorso luglio alla Camera rischia di impantanarsi nuovamente al Senato per i veti incrociati tra le forze politiche, alcune delle quali temono nuove cementificazioni mentre altre vorrebbero vincoli ancora meno stringenti per le costruzioni annesse agli impianti sportivi.

Di fronte alla consueta paralisi politica ci vorrebbe una forte azione dei dirigenti sportivi per sbloccare una situazione che pone il nostro calcio in un innegabile situazione di inferiorità rispetto agli altri paesi.
Ma nel Palazzo calcistico, ci si esercita purtroppo nell'ennesima disputa sulla riforma dello statuto della Federcalcio. 
Lega Pro, Lega di A e Lega di B litigano sui posti nel nuovo consiglio federale e nell'impossibilità di trovare un accordo deciderà il commissario ad acta Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica, su chi dovrà fare un passo indietro rinunciando a qualche consigliere. 
Difficile comunque che le decisioni del commissario vengano accolte senza polemiche e ricorsi,proseguendo quindi in una situazione conflittuale.
In tutto questo marasma i problemi si accavallano e le risoluzioni si allontanano. 

Il ridimensionamento economico che ha portato per la prima volta negli ultimi otto anni le squadre di serie A alla chiusura dei bilanci del calciomercato con un attivo di circa 20 milioni di euro, potrebbe essere salutata anche come una notizia positiva, visto che la rinuncia ai campioni che non possiamo più permetterci offre maggiori spazi a giovani come Insigne, Destro, Immobile che potrebbero essere utilissimi anche per la nazionale.
Tuttavia, ricordando che anche sul piano del risanamento economico dei club molto resta ancora da fare se si pensa che nel decennio 2001 - 2011 il rosso di bilancio delle nostre società è stato di due miliardi e mezzo, navigando a vista senza un piano preciso, di strada si rischia di farne veramente poca.

Aver impostato negli anni una politica basata solo sugli introiti provenienti dalle Pay Tv, destinati inevitabilmente a calare, potrebbe rivelarsi una scelta miope, se non si comincerà a inseguire gli altri paesi sul terreno dei ricavi proveniente dagli stadi e dal merchandising, come sta facendo bene la Juventus.

Accanto a questo tipo di pianificazione economica occorre una rifondazione etica del nostro calcio.
Intendiamoci, certi problemi non sono una nostra esclusiva.
Gli scandali scommesse si sono vissuti anche in altri paesi, però mi sono profondamente indignato di fronte alla notizia che Simone Farina,il giocatore del Gubbio che con la sua denuncia ha fatto esplodere il bubbone, non abbia finora ancora trovato una squadra e stia pensando di emigrare in Inghilterra per insegnare etica spotiva ai giovani calciatori d'Oltremanica.
Mi auguro che i dirigenti del nostro calcio facciano qualcosa per evitare quella che sarebbe un'altra clamorosa brutta figura.


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