"Zeman, dice quello che la gente pensa ", parole e musica di Gianni Petrucci presidente del Coni commentando in una recente intervista a Rai Sport le dichiarazioni del boemo sull'anomala posizione di Conte, squalificato ma per tutta la settimana, tranne la domenica, allenatore a tutti gli effetti della Juventus.
Il ritorno sulla ribalta mediatica della serie A di un personaggio a tutto tondo come il tecnico giallorosso rappresenta una miniera per giornali, radio e tv.
Mai banale nei suoi concetti, ribaditi peraltro con coerenza da una ventina d'anni, Zeman è stato già protagonista in questa fase iniziale della stagione di diverse polemiche e confronti dialettici vivaci.
Con la Juve, storico bersaglio del nipote di Vickpalek, ma anche con l'intero sistema calcistico italiano che a Zdenek continua a non piacere.
Il rischio però è quello di sparare nel mucchio, quando non si rimane su argomenti specifici, annacquando così denunce che restano molto spesso sacrosante.
E' il caso dell'ultima esternazione in cui l'allenatore della Roma prima ha definito il presidente della Federcalcio Abete come il nemico del calcio italiano, salvo poi precisare che non ce l'aveva con la persona ma con l'istituzione vista la mancanza di riforme del pallone italico.
Che le cose nella repubblica pallonara non girino da tempo per il verso giusto è innegabile. Basta mettere in fila gli scandali degli ultimi anni, la crisi economica che attanaglia quasi tutti i club, gli stadi fatiscenti che allontanano un pubblico sempre più scarso anche per lo strapotere delle Pay Tv.
Identificare come responsabile della situazione Giancarlo Abete è però non solo ingeneroso ma anche inesatto.
Il palazzo calcistico non brillerà per rapidità nell'affrontare con riforme adeguate i tanti problemi, dallo statuto alla giustizia sportiva, ma per la tenuta del sistema fa certamente più di altre componenti fondamentali come ad esempio la Lega Calcio.
Zeman ha invece certamente ragione quando ribadisce il suo no allo strapotere della finanza nel mondo calcistico.
I suoi detrattori, che non mancano, così come tantissimi sono anche i suoi adoratori, gli hanno subito rinfacciato il suo ruolo di allenatore in un club in cui una banca figura tra gli azionisti principali.
Ma questo a mio giudizio è solo l'ennesima conferma del coraggio e dell'indipendenza di pensiero di un uomo che può fare solo del bene al nostro calcio, anche per le cose che dice, specie quando queste esternazioni non saranno generiche ma circostanziate.

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