martedì 17 aprile 2012

Morte Morosini: quanti interrogativi

L’autopsia eseguita a Pescara sul corpo del povero Piermario ha fornito due certezze lasciando però ancora molte domande senza risposta sulle cause della sua morte. Le certezze sono che non si è trattato né d’infarto né di aneurisma cerebrale, due delle ipotesi più accreditate sin dalle prime ore successive al dramma dello stadio Adriatico.

Gli interrogativi che restano sul tappeto riguardano quindi i veri motivi del decesso di Piermario Morosini e se si sia  fatto tutto il possibile per salvare dalla morte il centrocampista del Livorno. 

I medici legali che hanno eseguito l’autopsia, nel prendere tempo per ulteriori accertamenti, hanno parlato dell’ipotesi di un vizio cardiaco congenito per il povero Morosini. 
Non si poteva accertarlo in una delle innumerevoli visite mediche cui un atleta professionista viene sottoposto nel corso della sua carriera? 

Sin da sabato sera tutti si sono affrettati a riconoscere i meriti della medicina sportiva italiana e dei numerosi controlli cui sono sottoposti obbligatoriamente gli atleti nel nostro paese rispetto a quanto accade all’estero. 
Io stesso ho ricordato in Tv il caso del nigeriano Kanu salvato dai medici dell’Inter dopo che in Olanda, da dove proveniva, lo avevano  ritenuto idoneo al calcio malgrado una malformazione cardiaca. 
Se però le prime risultanze emerse dall' autopsia su Morosini  trovassero conferma negli ulteriori esami, bisognerebbe ammettere che qualcosa non ha funzionato e andrebbero ricercate cause e responsabilità

Questo va detto, non per amore di polemiche o per una caccia al colpevole a tutti i costi, ma semplicemente perché la morte di un giovane calciatore di 25 anni, qual era Morosini, non può essere semplicemente archiviata come una tragica fatalità. Esiste il destino e bisogna avere il giusto rispetto della morte che resta uno degli inevitabili aspetti della vita. 
Ma è lecito chiedersi sia per gli atleti professionisti, sia per le migliaia di giovani e meno giovani che praticano sport a livello amatoriale se il sistema dei controlli sanitari sia adeguato. 

Come è altrettanto giusto pretendere ogni verifica su come sia stato operato il primo soccorso a Morosini, al netto di tutte le polemiche relative all’ambulanza bloccata dall’auto dei vigili urbani. 
Quando accadono tragedie di questo genere, solitamente in Italia se ne parla tantissimo per cinque o sei giorni e poi tutto si dimentica in attesa del prossimo dramma. 

Bene ha fatto dunque il direttore generale della LEGA PRO Francesco Ghirelli nel dire che domenica prossima nessuna partita dei campionati di Prima e Seconda divisione si giocherà se a bordo campo non ci sarà un defibrillatore. 
Un apparecchio che costa poco più di mille euro e che molte volte è servito a salvare dalla morte vite umane, il cui uso è semplicissimo, come abbiamo mostrato domenica scorsa nello speciale STADIO SPRINT dedicato alla tragedia di Pescara.
La dimostrazione in diretta è stata eseguita dal professor Francesco Fedele  dell'Università "La Sapienza" che ai nostri microfoni ha pronunciato una frase importante: “Da scienziati non possiamo sentir parlare, in casi come questo, di tragica fatalità.”

Un’affermazione su cui tutti dovrebbero riflettere per poi operare, onorando concretamente la memoria  dello sfortunato Piermario Morosini, con azioni che rendano sempre più rare tragedie come quella vissuta sabato a Pescara. 
Enrico Varriale


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