Non tanto per la decisione in sè, che era nell’aria da qualche tempo, quanto per il fatto che Pep l’abbia confermata dopo le due disfatte patite dai blau – grana contro il Real Madrid nella Liga e il Chelsea in Champions League.
Avevo pensato, e in cuor mio sperato, che l’uomo che
rappresenta a 360 gradi l’orgoglio catalano avrebbe potuto far macchina
indietro posticipando di un anno l’addio ad una panchina sulla quale ha vinto
tutto bissando e in qualche caso triplicando i successi in Spagna, in Europa e
nel mondo.
Invece, evidentemente, il calcio di oggi logora a tal punto
che neanche la considerazione di lasciare in un momento amaro per il club ha indotto
Guardiola a cambiare idea.
Lascia, prendendosi almeno un anno sabbatico, con una
decisione che rende più tristi tutti quelli che amano il calcio a cominciare
dai suoi giocatori, con in testa Messi, che non se l’è sentita neanche di
partecipare alla conferenza stampa dell’addio al Camp Nou.
La domanda che mi
pongo in queste ore non è dove approderà, tra qualche tempo, l’allenatore più ambito del mondo, uno a cui
Abrahmovich e gli sceicchi arabi sono pronti a fare ponti d’oro, ma che potrebbe
anche tornare in Italia visto quanto ha dimostrato di amare il nostro paese.
La
domanda è: se non ce l’ha fatta Guardiola, uomo colto e sensibile inserito nel
club meglio organizzato del pianeta a gestire lo stress, come possono farcela i tecnici che operano ad esempio nelle
squadre italiane alle prese con le manie dei presidenti, le bizze dei
calciatori, l’isteria spesso violenta dei tifosi?
E’ un quesito che sono curioso di porre a Stadio Sprint agli allenatori delle nostre
squadre, certo ben pagati, ma che devono davvero avere una bella corazza per
resistere a tali e tante pressioni.

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