giovedì 19 aprile 2012

Enrico Varriale commenta l' intervista a Carlo Petrini trasmessa da Le Iene

Pochi giorni fa, a causa di un tumore, è morto Carlo Petrini, ex calciatore di serie A che ha giocato dal 1968 al 1980 in squadre di primissimo livello come il Milan e la Roma. In un'intervista rilasciata a Le Iene Petrini ha denunciato il fenomeno del doping nel calcio, portando avanti la battaglia iniziata anni fa con il libro "Nel fango del dio pallone".


In particolare Petrini, al microfono delle Iene, afferma di essersi ammalato a causa delle sostanze dopanti assunte quando giocava, sostanze, a suo dire, illegali, viste le reazioni anomale che ne conseguivano (come la bava alla bocca) e le prestazioni straordinarie e innaturali tenute sul campo di calcio.
Nell' intervista de Le Iene Petrini non risparmia nessuno: tutti (medici, presidenti e allenatori), secondo lui, erano consapevoli che si trattasse di doping.
Tutti tranne i calciatori, ignari della dannosità delle sostanze assunte, molti dei quali stranamente e prematuramente morti a causa di malattie come la Sla e la leucemia.


Il commento di Enrico Varriale

Le denunce di Carlo Petrini nell' intervista rilasciata a Le Iene sul doping e sul marcio del mondo del calcio che ripetono quanto scritto nei libri dallo sfortunato calciatore non possono lasciare indifferenti: la sua morte le ha fatte tornare di attualità.

Petrini è un uomo che ha sbagliato e ha ammesso le sue colpe ma ha provato a riscattarsi cercando di portare alla luce una serie di storture e di problemi del mondo del calcio e dello sport in genere di cui, purtroppo, si parla troppo poco e che, soprattutto, non trovano ancora soluzione. 
Mi riferisco in particolare  all'uso dei medicinali che può sconfinare nel doping e al numero impressionante di impegni cui sono chiamati i calciatori in questi ultimi anni. 


Appare non più rinviabile una serie di iniziative che mirino a cambiare realmente le cose. 
Temo però che, dopo il cordoglio per la scomparsa di Petrini e la solita indignazione quando accadono fatti clamorosi, non se ne farà nulla.


1 commento:

  1. Il vero problema è il professionismo come fonte di guadagno,quindi più prestazione più guadagno.Questo riguarda tutti quelli che fanno dello "sport" come "lavoro".Se fossi giornalista proverei a fare delle domande ai diretti interessati in base alle loro prestazioni non solo individuali,ma anche di squadra.E chiederei come è possibile che giocatori logori e vecchi riescono a fare si badi bene,non singole prestazioni, ma annate intere anche dopo infortuni importanti.Zeman docet.Temo però che,dopo la presa in giro ci conviene tacere e fare finta di credere che tutto sia vero.

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