giovedì 31 maggio 2012

Buffon: il coraggio non basta

gigi buffon
Gigi Buffon è uno dei calciatori che stimo di più non solo come campione ma anche per i suoi valori umani. 
Ho avuto il privilegio di raccontare da vicino i passi più importanti della sua prestigiosa carriera a cominciare dal suo esordio in Nazionale in una gelida serata moscovita il 29 ottobre del 1997, quando Cesare Maldini mandò in campo uno sfrontato 19enne con maglia estiva a mezze maniche al posto dell'infortunato Pagliuca, venendo subito ricambiato con un paio di parate decisive da fuoriclasse predestinato.

A Gigi ho dedicato uno dei capitoli del mio libro A BORDOCAMPO, in cui sottolineavo la grandezza mostrata nel 2006 quando da campione del mondo con richieste dai club più prestigiosi del pianeta calcio decise di rimanere alla Juve in serie B, conquistandosi così l'eterna riconoscenza dei tifosi bianconeri e un prestigio personale che ha trovato nello scudetto conquistato quest'anno il giusto premio per una scelta coraggiosa. 

Posso quindi prendermi il rischio di essere definito da Buffon "uno di quelli che vuole fare la paternale" per dire che stavolta il portiere della Nazionale ha sbagliato nelle dichiarazioni sul Calcioscommesse e anche nella conferenza stampa di ieri a Coverciano.

Buffon ha rivendicato il fatto di essere uno dei pochi protagonisti del mondo del pallone non abituato a rifugiarsi nelle banalità quando si presenta in sala stampa davanti a microfoni e taccuini, e questo gli va riconosciuto.
Anche alcune sue critiche alle violazioni del segreto istruttorio e ad una certa spettacolarizzazione cercata su alcuni provvedimenti dell'autorità giudiziaria, possono essere condivise.

Dove però il capitano della Nazionale a mio giudizio sbaglia è in una certa sottovalutazione dello scandalo del Calcioscommesse che è sembrato trasparire dalle sue parole.
Dire che "certi pareggi a fine stagione ci possono stare" e che "due feriti in qualche caso sono meglio di un morto" è indice di una mentalità che se già non era il massimo dell'etica qualche anno fa, ora appare del tutto inaccettabile.

Buffon non può ignorare che oggi il calcio è diventato proprio nel campo delle scommesse clandestine uno dei principali business della malavita internazionale.
Un fenomeno che smuove centinaia di milioni di euro contro il quale appare difficile apprestare una difesa e di fronte al quale gli addetti ai lavori hanno un solo strumento per salvaguardare la credibilità del gioco più amato al  mondo: giocare tutte le partite con l'unico obbiettivo della vittoria.

Al di là di tutti i distinguo e le considerazioni pur coraggiose e in parte condivisibili questa è la frase che mi sarei aspettato di sentire da Gigi Buffon e che sono certo, anch'egli pensa, restando il capitano della Nazionale uno dei capisaldi per continuare ad appassionarsi ad un calcio mai come ora al centro di un tunnel da cui è difficile vedere la luce.
Enrico Varriale   

1 commento:

  1. Ciao Enrico, credo che dopo quello che è venuto fuori negli ultimissimi giorni si capiscono le parole di Buffon.
    Probabilmente Buffon non sottovalutava il Calcioscommesse: semplicemente c'è dentro fino al collo.
    Un inutile tentativo di difesa di una situazione divenuta insopportabile...Marco

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